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Terapia Strumentale

Terapia Strumentale

  • 28 Nov 2018

• Tecar

La Tecarterapia è una terapia che sfrutta il principio elettrico del condensatore per curare molti disturbi muscolo scheletrici. Il nome di questa macchina è l’acronimo di Trasferimento Energetico CApacitivo Resistivo. Nata nel 1997 in Spagna, la Tecar Terapia® sta occupando un ruolo sempre più importante nella fisioterapia strumentale. Tecarterapia È molto utilizzata nel trattamento degli sportivi perchè porta risultati molto rapidi, i miglioramenti si vedono già dalla prima seduta. È un marchio registrato della Unibell International s.r.l. Rispetto agli altri apparecchi elettromedicali si differenzia soprattutto per:

• l’effetto di tipo endogeno (cioè l’energia utilizzata è prodotta dall’interno);

• l’alta penetrazione nel corpo;

• per la possibilità di trattare anche le patologie in fase acuta;

• per il fatto di avere due tipi di elettrodi: il Capacitivo e il Resistivo.
Come funziona la tecarterapia? A livello microscopico la cellula è come una pila elettrica, all’interno della membrana ha una carica negativa, mentre all’esterno ha una carica positiva. La differenza di potenziale energetico deve avere un valore fisso in base al tipo di tessuto, ad esempio nel muscolo è di – 90 mV. A causa di un evento infiammatorio o traumatico, questa differenza può diminuire fino a – 20/30 mV, provocando un cattivo funzionamento della cellula e ostacolando la guarigione. La Tecar Terapia® accelera i processi riparativi delle cellule, contribuendo così a una notevole riduzione dei tempi di recupero. La macchina esercita un’azione stimolante sul potenziale di membrana cellulare. Il funzionamento della macchina si basa sulla generazione di un campo magnetico ad elevata frequenza; in commercio si trovano macchinari con frequenza compresa tra 0,45 mhz e 1,2 mhz. La Tecar® sfrutta l’effetto del condensatore sul corpo umano, induce nel tessuto delle correnti di “spostamento” prodotte da un movimento alternato di cariche elettriche tramite ioni (molecole con una carica positiva o negativa). Un altro effetto che la macchina può produrre è l’iperemia, cioè l’aumento del flusso sanguineo nei tessuti che si stanno trattando, utile soprattutto per sbloccare le articolazioni rigide dopo una lunga immobilizzazione, una contrattura, uno strappo muscolare. L’applicazione della Tecar è variabile in base alla giuntura del corpo in cui si agisce; ho notato che la spalla risponde meglio al trattamento fatto in atermia (a freddo) mentre sul ginocchio ho ottenuto i migliori risultati in ipertermia (molto caldo). La temperatura più alta all’interno della cellula comporta un aumento del metabolismo, cioè: un maggior afflusso di sostanze nutritizie e ossigeno all’interno e un uscita di cataboliti (sostanze di scarto) all’esterno. Il calore generato è di provenienza endogena; è la conseguenza della resistenza del tessuto allo spostamento di ioni (atomi con carica positiva o negativa) nella cellula, causato dall’effetto condensatore della Tecar®. L’alta frequenza della corrente erogata permette al tessuto corporeo di scaldarsi in profondità, anche senza contrarre i muscoli, come avviene invece con l’elettroterapia (Tens, Correnti di Kotz). A livello vascolare agisce riequilibrando la permeabilità dei capillari e delle membrane cellulari, inoltre stimola la liberazione delle stazioni linfonodali sovraccaricate per le scorie. Quando si utilizza l’elettrodo resistivo si produce un effetto maggiore nei tessuti con una minor concentrazione di acqua: ossa, tendini, tessuto adiposo e guaina del muscolo. L’elettrodo capacitivo agisce sui tessuti molli ad alto contenuto di acqua: muscoli e vasi sanguigni. Quali sono le indicazioni della tecarterapia? La Tecar® può essere applicata con successo su molte patologie, non solo in ambito sportivo e ortopedico, ma anche vascolare, reumatologico ed estetico. Io ottengo i migliori risultati nel trattamento di queste patologie:

• Spalla dolorosa (tendinite del sovraspinoso o del capo lungo del bicipite, borsite, sindrome da conflitto)

• Lesioni Muscolari, dolori muscolari, stiramento o contrattura.

• Distorsione della caviglia con tumefazione (gonfiore) e flogosi.

• Tallonite, sperone calcaneare e fascite plantare.

• Gonalgia da artrosi, sindrome femoro-rotulea, distorsione ecc. • Contusioni. • Linfodrenaggio degli arti.

• Patologie reumatologiche come la spondilite anchilosante.

• Artrosi dell’anca.

• Lombalgia o mal di schiena, cervicalgia e dorsalgia causate dall’infiammazione dei tessuti.


Come si utilizza la tecarterapia? Ci sono tanti modelli di Tecar che variano in base alla frequenza, alla potenza, al tipo di materiali utilizzati ecc. Nella pratica si appoggia un elettrodo passivo, “piastra”, a contatto con il corpo del paziente, poi si lavora con un secondo elettrodo sulla zona da trattare. Quello “attivo” può essere guidato manualmente dal fisioterapista oppure fissato al tessuto patologico del paziente. Applicando una differenza di potenziale elettrico a due punti, si forma una corrente, per questo è necessaria la piastra passiva. Se il secondo elettrodo è spostato manualmente, bisogna spalmare un po’ di crema veicolante sulla zona da trattare per facilitare lo scorrimento. In base alla patologia, il terapista deciderà se utilizzare il circuito Resistivo o quello capacitivo oppure entrambi.

• Tens

TENS è l’acronimo di TransCutaneous Electrical Nerve Stimulation (stimolazione elettrica nervosa transcutanea), una tecnica medica complementare, utilizzata soprattutto per controllare alcune condizioni dolorose acute o croniche. La TENS consiste nell’applicazione sulla cute di lievi impulsi elettrici, che attivano fibre nervose di grosso diametro riducendo la percezione del dolore. L’effetto antalgico della TENS è quindi da attribuire all’inibizione delle afferenze nervose coinvolte nella trasmissione nocicettiva (teoria del controllo a cancello o del gate control). Secondo tale teoria, la percezione del dolore può essere modulata agendo su interneuroni spinali (non dolorifici), che grazie all’inibizione sinaptica agiscono sui neuroni deputati alla trasmissione delle informazioni dolorifiche. La teoria del controllo a cancello spiega la diminuzione della sensazione dolorifica prodotta dalla TENS e descrive come i segnali afferenti al midollo spinale possano influenzare la percezione del dolore. L’effetto terapeutico della TENS è da attribuire anche all’intervento di altri fattori, come la liberazione di neuropeptidi, tra cui le endorfine. La stimolazione elettrica nervosa transcutanea è, quindi, un metodo terapeutico non invasivo, efficace nel ridurre le manifestazioni dolorose causate da una vasta gamma di condizioni, tra cui artrite, mal di schiena, lesioni sportive e dolori mestruali. La TENS è comunemente applicata in ambito fisioterapico, ma può essere utilizzata anche come trattamento complementare ad altri approcci terapeutici per la gestione del dolore. Da solo, infatti, il metodo presenta meno probabilità di risultare efficace. L’applicazione della TENS è stata studiata per molte altre condizioni mediche, ma il beneficio che può apportare in alcune patologie è ancora controverso e sono necessarie ulteriori ricerche scientifiche prima che questa tecnica medica possa essere raccomandata in tali ambiti. Cos è la TENS La TENS implica il passaggio di corrente elettrica a bassa tensione attraverso la pelle, allo scopo di stimolare alcune specifiche fibre nervose. Un generatore elettrico (unità di alimentazione o stimolatore) viene utilizzato per erogare impulsi indolori, i quali dovrebbero essere percepiti dal paziente come una sensazione di formicolio. Un tipico stimolatore TENS è in grado di modulare l’ampiezza dell’impulso, la sua frequenza e l’intensità. Generalmente, la corrente elettrica viene applicata ad alta frequenza (> 50 Hz), con un’intensità sensoriale o a bassa frequenza (<10 Hz), con una intensità che produce contrazione motoria. L’unità di alimentazione è collegata a livello cutaneo nella zona da trattare mediante due o più elettrodi, applicati alla pelle con cerotti adesivi riutilizzabili. Gli impulsi consentono di bloccare o ridurre i segnali di dolore che raggiungono midollo spinale e cervello, e possono potenzialmente alleviare gli spasmi muscolari e altri sintomi dolorosi. Basse frequenze di corrente elettrica sono utilizzate anche per stimolare l’organismo a rilasciare neuropeptidi ed altri mediatori chimici (come encefaline, endorfine, oppiacei, sostanza P ecc.), che influenzano il modo in cui lo stimolo doloroso è percepito e trasmesso. La frequenza, l’intensità ed il sito di applicazione del trattamento dipendono dalla condizione specifica e dagli obiettivi terapeutici, e rappresentano i parametri fondamentali da considerare per ottenere effetti ottimali durante e dopo la stimolazione elettrica. Di conseguenza, gli elettrodi possono essere collocati in varie regioni del corpo. Generalmente, quando l’unità di alimentazione è accesa, gli effetti sul dolore si registrano indicativamente dopo circa 40 minuti. Una volta che lo strumento è spento, alcune persone possono ottenere un sollievo di lunga durata, ma questo risultato non è comune. Attualmente, diverse sperimentazioni cliniche sono orientate a dimostrare l’affidabilità e la sicurezza della TENS. L’esperienza ha dimostrato che tale metodo è efficace solo per alcuni pazienti e l’esito terapeutico dipende fondamentalmente dalla condizione clinica individuale. La stimolazione elettrica nervosa transcutanea è spesso utilizzata nei soggetti che non possono assumere farmaci antidolorifici, a causa di intolleranze o di effetti collaterali indesiderati. Un’applicazione alternativa della TENS, chiamata ionoforesi, consente la somministrazione di un farmaco per via transcutanea nell’organismo: una corrente continua permette di veicolare il principio attivo, attraverso la pelle, solo alla zona interessata, dove agisce per ridurre l’infiammazione e produrre un elevato effetto antalgico.

• Laserterapia

Il flusso Laser penetrando i tessuti provoca delle reazioni biochimiche sulla membrana cellulare e all’interno dei mitocondri che inducono diversi effetti tra i quali: – vasodilatazione con conseguente aumento del calore locale,aumento dele richieste metaboliche cellulari,stimolazione neuro vegetativa e modifica della pressione idrostatica intracapillare – aumento del drenaggio linfatico, attivazione del microcircolo accelera il processo di trasformazione dell’ADP in ATP e del ricambio elettrolitico negli ambienti intra e extra cellulari. La terapia del dolore è data dall’azione analgesica che viene indotta dall’aumento della soglia della percezione delle terminazioni nervose algotrope e dalla liberazione di endorfine. L’effetto antiflogistico, antiedema, eutrofico e stimolante è dato dall’aumento del flusso ematico dovuto alla vasodilatazione capillare ed arteriolare. L’effetto di aumento dell’assorbimento dei liquidi interstiziali e conseguente riduzione degli edemi è dovuto alla modifica della pressione idrostatica intracapillare. I campi di applicazione della laser terapia : Atralgie di varia natura sia reumatica che degenerativa (epicondiliti,gonalgie con o senza versamento,miositi,poliartriti,sciatagie,lombaggini) Traumatologia generale (distorsioni articolari, tendiniti, tenosinoviti croniche,stiramenti muscolari, ecchimosi,borsiti, entesiti, strappi muscolari, fenomeni artrosici, patologie da sovraccarico, ulcere e piaghe, postumi traumatici….) Riabilitazione motoria post intervento chirurgico,post rimozione di gessature o fasciature rigide….. Alcuni vantaggi della laser terapia : La Laserterapia si basa su effetti fotochimici e fotobiologici nelle cellule e nei tessuti. La luce laser stimola i mitocondri della cellula e la ricarica di energia e la “ripara” nel caso di situazioni traumatiche o degenerative, riportando alla norma la cellula stessa. La laserterapia è indolore, non ha rischi e non è invasiva.

• Ultrasuoni

Gli ultrasuoni sono un mezzo fisico molto utile e prescritto dai medici. Essi si avvalgono di vibrazioni sonore a frequenze molto elevate non percettibili all’orecchio umano. L’irradiazione ultrasonora produce un effetto pulsante meccanico (micro-massaggio) ed un effetto termico che, sommandosi, facilitano ed esaltano gli scambi cellulari ed intracellulari. In cosa consiste il trattamento? Esistono due tecniche di applicazione:
• 1. Il trattamento a contatto diretto
• 2. Il trattamento a contatto indiretto, ovvero in acqua.

1. Il trattamento a contatto diretto rappresenta il metodo più utilizzato. Sulla zona da trattare e sulla testina dell’apparecchio viene spalmata una sostanza grassa che permette una migliore trasmissione delle vibrazioni sonore (gel conduttivo), mentre la testina viene spostata con un movimento rotatorio o di “va e vieni” molto lento, sempre a contatto con la cute. In alternativa, qualora la zona da trattare è ben definita, localizzata, quindi piccola e circoscritta, è possibile erogare gli ultrasuoni in maniera pulsata (a intermittenza con pause di circa 1 secondo), permettendo di mantenere ferma, ed eventualmente anche di fissare la testina sulla zona da trattare.

2. Il trattamento a contatto indiretto si realizza invece in acqua. La parte da trattare (normalmente mani e piedi) viene immersa in dell’acqua tiepida contenuta in una bacinella. La testina viene tenuta distante dalla cute 1cm circa e l’erogazione in questo caso è in genere di 3 watt/cm2. Questo tipo di applicazione trova indicazione nelle zone irregolari del corpo come: gomiti, malleoli, mani. Pertanto può essere usata in caso di epicondiliti, epitrocleiti, artrosi alle mani e ai piedi, contusioni e distorsioni con edemi a livelli di tali distretti. Dosimetria: l’erogazione in genere dipende dalla dimensione volumetrica della zona da trattare. Generalmente si usano intensità di 3watt/cm2, o superiore, se i vogliono raggiungere organi profondi e ampi come ad es. il muscolo quadricipite, gluteo, deltoide; 1-2watt/cm2 per quelli più superficiali (ad es. tendine d’achille). È consigliabile iniziare sempre le prime sedute con dosi modeste per poi aumentare gradualmente. Quanto dura il trattamento? La durata delle applicazioni varia da 10 a 15 minuti. Per cosa sono indicati gli ultrasuoni? Gli ultrasuoni hanno un effetto: – antalgico (contro il dolore); – antiedemigeno, ovvero contro il gonfiore (poiché permettono di muovere il liquido all’interno dei tessuti biologici); – fibrinolitico (contro le aderenze tessutali e per riallineare le fibre di collagene); – di biostimolazione cellulare; – di azione rilassante nei confronti delle strutture muscolari. Possono essere dunque utilizzati per le seguenti patologie: tendinopatie inserzionali, tendiniti, tendinosi e tenosinoviti; epicondiliti ed epitrocleiti; sindrome da impengement (conflitto sub-acromiale della spalla); forme artrosiche; M. di Dupuytren; cicatrici ad evoluzione cheloidea; edemi; contusioni; distorsioni.

• Magnetoterapia

In questa terapia vengono utilizzati impulsi elettromagnetici a bassa frequenza, al fine di dare un aiuto nella cura di diverse sintomatologie legate a stati infiammatori o a patologie ossee. Tali impulsi elettromagnetici agiscono sulle membrane cellulari ripristinando il loro corretto potenziale che è fondamentale per assicurare l’apporto di nutrienti all’interno della cellula. Inoltre i campi magnetici riattivano la circolazione sanguigna, migliorando l’ossigenazione e il nutrimento dei tessuti. Nel caso delle cellule nervose, il più rapido recupero del potenziale di membrana è in grado di aumentare la soglia di percezione del dolore, inducendo di fatto un certo effetto analgesico. A livello di organi e strutture anatomiche, questi effetti si traducono in analgesia, riduzione dell’infiammazione, stimolo al riassorbimento degli edemi. In più i campi magnetici pulsati hanno un particolare effetto di stimolazione della migrazione degli ioni di calcio all’interno dei tessuti ossei, che sono in grado di indurre il consolidamento della massa ossea e favorire la riparazione delle fratture. Indicazioni specifiche: E’ una terapia indicata per pseudo-artrosi, osteonecrosi, artrosi, algoneurodistrofia, sindromi canalicolari (ad es. il ‘tunnel carpale’), cervicalgia, lombalgia, periartrite di spalla, epicondilite. Nel caso di Osteoporosi favorisce la mobilizzazione degli ioni di calcio e il consolidamento dell’osso osteoporotico, concorrendo alla riduzione del dolore. Inoltre è utilizzata in caso di edemi d’origine traumatica o infiammatoria, lesioni cutanee a difficile guarigione (ulcere post-traumatiche o flebostatiche, decubiti, ustioni).

• Infrarossi

I raggi infrarossi hanno una lunghezza d’onda compresa tra i 7.600-150.000 angstrom ma comunemente in pratica clinica vengono utilizzate radiazioni intorno ai 40.000 angstrom. Scoperti nel 1800 da un astronomo inglese, i raggi infrarossi non sono visibili a occhio nudo (all’interno dello specchio luminoso la banda a infrarossi è quella che immediatamente vicina alla bada rossa della luce visibile), sono raggi a bassa frequenza e capaci di emettere calore. Proprio quest’ultima caratteristica ne ha favorito l’applicazione in campo medico ed estetico. Da dove viene il calore? Qual è la sorgente di calore? La sorgente di calore è rappresentata da una lampada a filamento di carbone o tungsteno. Che effetto hanno i raggi infrarossi? A cosa servono? L’effetto principale degli infrarossi è un’azione termica e per questo tale forma di terapia viene utilizzata per preparare il paziente al massaggio o alla kinesiterapia. Il calore blando infatti, ha effetto sedativo e rilassante! Quanto dura la terapia? L’applicazione locale viene effettuata per 20-30 minuti con una lampada posizionata a 50-60 cm dalla zona da trattare tenendo conto che questa non deve essere mai urente. La parte da trattare va denudata e le radiazioni penetrano fino a 0,510mm sotto la cute. Per cosa sono utili i raggi infrarossi? • Preparazione al massaggio

• Preparazione alla kinesiterapia

• Reumatismi articolari

• Contratture muscolari

• Dolori muscolari

Quali sono le eventuali controindicazioni? Gli infrarossi sono sconsigliati in caso di dermatiti, febbre e presenza di mezzi di sintesi metallici. IONOFORESI Quando si parla di ionoforesi in ambito fisioterapico si fa riferimento a un genere di elettroterapia antalgico che sfrutta la corrente unidirezionale continua allo scopo di trasferire medicamenti allo stato ionico, in maniera tale da evitare di iniettare i medicinali stessi mediante aghi. Lo scopo, in sostanza, è quello di usare lo stato di ione del farmaco per non provocare alcun tipo di dolore. Risulta evidente, pertanto, il vantaggio che può derivarne nel momento in cui esso viene applicato in fisioterapia. Dal punto di vista tecnico, succede che la corrente trasporta verso l’elettrodo con il polo opposto gli ioni medicamentosi. Essi, attraverso le ghiandole sudoripare e i dotti piliferi, trovano il canale di passaggio. Parte degli ioni, nel derma profondo, si introduce nel circolo capillare; la parte rimanente, invece, si lega alle proteine e quindi si immagazzina in depositi attivi a cessione lenta. Questo tipo di trattamento viene eseguito utilizzando uno strumento dotato di due elettrodi, uno negativo e l’altro positivo, costituiti da una speciale gomma conduttiva attraverso la quale il farmaco selezionato per la terapia viene somministrato. La fiala del medicinale viene distribuita e spalmata su una superficie dell’elettrodo, assorbente: superficie che quindi viene posizionata nel punto che corrisponde alla zona che deve essere trattata (e di conseguenza l’altro elettrodo viene collocato in prossimità del primo). A questo punto, può iniziare il trattamento vero e proprio, mediante l’accensione dell’apparecchio che sfruttando la corrente trasferisce gli ioni del medicinale nelle aree che hanno bisogno del trattamento. Tra i vantaggi che la ionoforesi consente di ottenere, occorre segnalare che si tratta di un sistema terapeutico in grado di far assorbire alla zona malata un quantitativo di medicinale superiore fino a cento volte rispetto al medesimo medicinale che venisse assorbito per via orale e quindi per via gastrica. Il farmaco va collocato sull’elettrodo a seconda della sua polarità: in altre parole, se la polarità del farmaco è positiva, esso deve essere applicato sul polo positivo; se la polarità del farmaco è negativa, esso deve essere applicato sul polo negativo; se il farmaco è bipolare, infine, l’applicazione è indifferente. La corrente veicola, una volta distribuito il farmaco e posizionati i due elettrodi a una distanza di circa venti centimetri l’uno dall’altro, il farmaco ionizzato, con gli ioni del farmaco che si spostano in direzione del polo opposto fino al totale assorbimento.

• Elettroterapia

• infiltrazioni

• Mesoterapie

• Ionoforesi

• Pressoterapia

La pressoterapia è un messaggio terapeutico che aiuta a contrastare gli edemi e migliorare la circolazione attraverso l’attivazione di una pressione. Questa pressione avviene in modo sequenziale tramite il trattamento degli arti inferiori con edema, ritenzione idrica e problemi circolatori. La pressoterapia agisce sulla circolazione venosa e linfatica rendendola più efficiente e migliorando di conseguenza gli inestetismi estetici come cellulite, ritenzione di liquidi etc. Lo strumento utilizzato per la pressoterapia è composto da due gambali che verranno fatti indossare e che sono collegati a speciali pompe che provvederanno a gonfiare i gambali. La sua azione sta proprio nello strizzare le vene e i tessuti, come se fossero spugne, in modo che si favorisce il riassorbimento da parte dei vasi linfatici e dell’albero circolatorio del liquido interstiziale. E’ consigliabile abbinare alla pressoterapia anche un ciclo di massaggi per potenziare il miglioramento della circolazione e l’ossigenazione dei tessuti infatti, solitamente la pressoterapia trasmette una immediata sensazione di benessere, attenuando il senso di tensione e pesantezza e regalando una cute più elastica e movimenti più fluidi. La pressoterapia è indicata per insufficienza circolatoria, stasi linfatica e linfederma, fibrosi cutanea reattiva ed edema duro, post interventi chirurgici, patologie articolari e ipotonie.

• Paraffina

La Paraffina Terapia è un’ottima cura per le infiammazioni articolari, appartiene alla famiglia delle termo-terapie ed è basata sulle caratteristiche particolari di questa sostanza. La paraffina è un derivato del petrolio, è formata da idrocarburi. A temperatura ambiente si trova allo stato solido, la temperatura di fusione è intorno ai 53° gradi. Si applica sulla pelle allo stato liquido, quando è molto calda. Provoca un deciso aumento della temperatura della mano per conduzione. Le indicazioni degli impacchi di paraffina sono le stesse della termoterapia:

• scioglie le contratture muscolari;

• migliora l’elasticità dei tessuti connettivi;

• sollecita la circolazione;

• favorisce un maggior apporto di sostanze nutrivite e una più rapida eliminazione delle scorie metaboliche;

• effetto antalgico dato dalla rimozione di sostanze algogene (istamina, acido lattico ecc.) e l’innalzamento della soglia del dolore.

• In breve tempo la paraffina diventa solida, iniziando dallo strato a contatto con la pelle.

• Quando la paraffina si solidifica, diminuisce di volume e quindi comprime la superficie della mano, ha un effetto anti-edema.

• Ha un azione di ostruzione sui pori cutanei, questo comporta l’accumulo di sudore sopra la pelle. Esistono diversi metodi per applicare la paraffina: pennellature, schiuma, bagno e guanto.

• Radar Terapia

La radarterapia è una terapia che fa parte delle cosiddette termoterapie. Nella radarterapia sono usate le onde elettromagnetiche della banda di frequenza delle microonde per ottenere un effetto antidolorifico. Tali onde sviluppano nei tessuti trattati un calore che si trasmette in profondità ed infatti è questa l’azione principale della radarterapia. Il maggior riscaldamento si ha in tessuti con più presenza di acqua (es. muscoli e tessuti periarticolari), mentre invece il aminore effetto di riscaldamento si ha in quelli a basso contenuto di liquidi (es. tessuto adiposo). La radarterapia, oltre all’effetto termico, provoca un’elevata vasodilatazione che resta per circa 20 minuti dopo il trattamento e interessa esclusivamente i capillari e le arterie precapillari. Gli effetti terapeutici della radarterapia sono il rilasciamento muscolare, l’effetto analgesico e l’effetto trofico. La radarterapia è indicata nei casi di contratture muscolari, artrosi, algie post-traumatiche, tendiniti, etc

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